FUNZIONARE COME PERSONE: IL VALORE DELLE RELAZIONI UMANE

C’e una canzone che mi è sempre piaciuta molto: Esseri umani di Mengoni. Dice: “Credo negli esseri umani, che hanno il coraggio di essere umani”. E le prime due strofe sono emblematiche:

Oggi la gente ti giudica per quale immagine hai. Vede soltanto le maschere e non sa nemmeno chi sei. Devi mostrarti invincibile, collezionare trofei, ma quando piangi in silenzio scopri davvero chi sei”.

Parole molto potenti, queste, per dire che per essere davvero umani occorre accettare di non essere invincibili.

Don Luigi Epicoco parla in un suo articolo di come “Funzionare come persone”. Mi sono chiesta, ascoltandolo, come si faccia a funzionare come essere umani. Quando funzioniamo in famiglia, per esempio? O sul lavoro? Per risponderti ci aiuta il significato etimologico: “humanus” da “homo” e “humus”, che indicano uomo e terra , da cui creatura terrena. È interessante che condivida la stessa radice etimologica con “umili” ovvero umile. 

Siamo umani quando siamo consapevoli di essere forti e fragili allo stesso tempo, capaci di molte cose e incapaci di molte altre, consapevoli di avere dei bisogni e virtù ma anche di limiti.

Esseri umani significa anche  voler sviluppare relazioni in cui traspare il bene(Epicoco).

Oggi le relazioni si costruiscono in svariati modi: continuiamo a incontrarci nello stesso quartiere, nelle scuole, nei luoghi del tempo libero, in ufficio e nei posti di lavoro. Inoltre, rispetto al passato, ci incontriamo anche virtualmente. Possiamo collegarci con l’altro capo del mondo e rimanere “connessi”. Essere connessi è uno degli aspetti chiave di questo secolo, eppure c’è differenza fra connessione e relazione. Le connessioni virtuali caratterizzano sempre di più le realtà in cui ci muoviamo, senza differenze d’età per il suo uso, ma essere connessi non significa necessariamente essere in relazione o almeno non per come la intendo io. Quando usiamo il termine relazione invece intendiamo dire che siamo amici o amanti. La relazione intende un legame fra le persone più duraturo e organizzato, che si costruisce nel tempo attraverso vicinanza emotiva e affettiva, frequentazione e condivisione delle esperienze.

Gli amici sono quelli che non se ne vanno, che rimangono a prescindere dalla convenienza.  Gli amici sono quelli che desiderano solo condividere il loro destino.” (Epicoco)

Martin Buber diceva che “ogni vera vita è incontro. L’uomo diventa un Io attraverso un Tu.”

Personalmente ci credo molto; credo nel feeling, nella chimica che scatta fra le persone. Credo che si possa parlare di relazione quando possiamo condividere parti di noi e della nostra vita, quello che ci fa stare bene e quello che ci fa soffrire. Le relazioni sono intrise di storie che ci raccontiamo a vicenda  e di intimità, di profondità.

Quando ero al liceo il ragazzo che amavo partì per gli Stati Uniti, dove rimase per 4 mesi. Ero talmente nostalgica che gli scrivevo una lettera quasi ogni giorno, che puntualmente imbucavo. Poi aspettavo trepidante la sua risposta. In quell’attesa c’erano universi emotivi senza fine.

Abbiamo inventato molti strumenti per comunicare e per annullare le distanze, eppure a volte rimpiango i vecchi telefoni a gettoni e i citofoni, perfino le lettere e le cartoline perché ci insegnavano il valore dello spazio e del tempo, in cui vivere vicinanza e distanza, sviluppare pazienza nell’attesa, il desiderio nonostante la fatica per un nuovo abbraccio, un nuovo dialogo.

Le persone funzionano se si guardano, se si parlano e si ascoltano con ogni senso e con tutto il corpo; le persone funzionano e stanno bene quando hanno il tempo di interagire, di spiegarsi, di raccontarsi, di chiarirsi. Funzioniamo così da sempre e sono certa: non c’è, né mai ci sarà, un modo migliore di questo.

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