Il verbo “osservare” deriva dal latino ob-servare, composto da ob che significa “davanti”, “verso” o “di fronte” e dal verbo servare che significa “custodire”, “salvare” o “conservare”.
Inizialmente indicava l’atto di “guardare con attenzione per custodire”.
Mi piace pensare che osservare significhi ancora questo: custodire ciò che abbiamo davanti, almeno per il tempo necessario a comprenderlo davvero.
Quanto valore in una parola che utilizziamo quotidianamente! Molti esercizi di mindfulness o di rilassamento e recupero energetico si basano proprio sulla capacità di osservare il respiro, il corpo, le sensazioni, i pensieri e la realtà circostante, esattamente con questo valore: guardare con attenzione, rispettando quello che arriva, senza la fretta di scappare da ciò che ci spaventa o ci preoccupa. Credo che facciamo fatica a osservare perché siamo poco abituati ai momenti vuoti. Riempire ogni momento ci intontisce, anestetizza le emozioni meno piacevoli, ma ci impedisce anche di accorgerci di ciò che accade dentro e intorno a noi. E se accade è importante.
Mi chiedo se sappiamo ancora insegnarlo ai nostri bambini. Non vorrei dire quello che si dice sempre rispetto all’uso dei device, che hanno ridotto non solo i tempi di lavoro, ma anche quelli della memoria e della concentrazione. Di sicuro viviamo in un tempo che ci abitua a reagire rapidamente, ma non sempre a soffermarci. Eppure molte cose importanti hanno bisogno di lentezza per essere comprese. Bando a ciò che già sappiamo e proviamo ad essere più propositivi. Mi piacerebbe darvi qualche spunto per immaginare e condividere le bellezze del saper osservare.
Se osservare significa prendersi cura di quello che guardo, cioè che mi passa sotto gli occhi quotidianamente, ho certamente bisogno di dedicarvi il tempo davvero necessario.
Non vi è mai capitato di vedere un bambino che guarda una formica? Riesce a fermarsi per minuti interi davanti a un dettaglio che un adulto, spesso, nemmeno vede.
Per esempio, quando siamo con i nostri bambini osserviamo davvero come giocano?
Quando ci chiedono di “far finta di” essere noi i bambini e loro i maestri, o loro le mamme e i papà e noi i figli, ci chiedono di ascoltarli attentamente e di dire ciò che loro hanno immaginato utile per il loro gioco. Ci chiedono di essere guardati con ammirazione, perché possiamo dire loro che sono stati bravi o divertenti o addirittura utili. A volte ci chiedono di portarli al parco, o a vedere qualcosa di interessante come animali, laboratori ludici o spettacoli di intrattenimento: in quel caso siamo i loro compagni di avventura, da cui si aspettano che possiamo gioire e divertirci con loro, per potersi sentire compresi e soprattutto per potersi sentire al sicuro.
Saper osservare richiede tempo, è vero, ma con interessanti conseguenze come: comprendere meglio la situazione in cui ci si trova, il che ci permette di gestire e regolare gli impulsi, rendendo le nostre reazioni più consapevoli. Se sappiamo osservare e non semplicemente vedere, ci verrà naturale aspettare prima di reagire, per cogliere i tratti particolari del nostro interlocutore o della situazione in cui ci troviamo, scegliendo la risposta più adatta.
Chi decide di vivere beneficiando della capacità di osservare, oltre che vedere il mondo, finisce per incontrarlo e non soltanto attraversarlo.


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