Non temere di dare un nome alle cose.

LLa mente umana è un labirinto — un po’ come quello che Zerocalcare disegna in certe puntate, fatto di pensieri aggrovigliati, impulsi, emozioni che si inseguono senza trovare uscita.

E spesso, in quel labirinto, restiamo in silenzio. Non diciamo quello che pensiamo o sentiamo perché temiamo che farlo ad alta voce possa innescare conseguenze di cui abbiamo paura. Come se dare il nome giusto alle cose avesse il potere magico di trasformare la realtà. Un potere, in effetti, ce l’ha, ma non quello che temiamo. Trasforma la realtà dentro di noi.

Fra le persone che supporto, capita spesso di lavorare con chi evita di affrontare col proprio partner aspetti difficili della relazione, di dire chiaramente cosa prova e cosa pensa, per paura che l’altro si aspetti poi delle azioni conseguenti. Come se nominare un problema significasse automaticamente doverlo risolvere, subito, in un certo modo.
Ma non è così. Dire quello che sentiamo serve prima di tutto a noi stessi: mette a fuoco pensieri che nella testa restano nebulosi e sfuggenti. È un’esperienza che conosco bene, e che vedo spesso: nel momento in cui diciamo qualcosa ad alta voce, ci accorgiamo di quanto quel pensiero pesasse diversamente nella nostra testa rispetto a come suona nella realtà. A volte è più grave. Più spesso, è molto più leggero.

Il confronto ha anche questa funzione: non solo chiarire all’altro, ma chiarire a noi stessi. Ti è mai capitato? Hai bisogno d’aiuto? Scrivimi. Link in bio.

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