C’è un momento, di solito tra la prima notte insonne e il terzo cambio di pannolino, in cui una coppia scopre che amare lo stesso figlio non significa automaticamente vederlo allo stesso modo. Chi si alza di notte? Chi ricorda la visita dal pediatra? Chi sa che il piccolo non mangia le zucchine ma adora le carote? La divisione dei compiti genitoriali è uno dei temi su cui si discute di più non perché manchi l’amore, ma un po’ a causa di alcuni stereotipi (per cui a ciascun genitore è demandato un compito preciso), un po’ perché a volte non si comunica abbastanza. Ogni famiglia ha due tipi di lavoro. Il primo è quello visibile legato alle azioni di accudimento come: portare a scuola, preparare la cena, tenere la casa pulita, ecc.… Il secondo è il carico mentale: ricordarsi che i vestiti non entrano più, che c’è la gita da firmare, che le scorte di pannolini stanno per finire, e poi c’è la spesa da fare, il pediatra da chiamare, ecc. È la parte che nessuno vede, ma che consuma altrettanta energia ogni giorno. Oggi, più facilmente che in passato, le coppie giovani riescono a dividersi più equamente tali compiti. Sono meno vittime degli stereotipi sociali o sono più simili nel condurre una vita professionale e sociale? Francamente non saprei, ma lavorando con i genitori di questa generazione mi accorgo che ciò che conta di più è la percezione di equità: sentire che il contributo di ciascuno è riconosciuto, e che nessuno stia dando per scontato il lavoro dell’altro. Equo non vuol dire uguale. Vuol dire che entrambi pensano: “Qui c’è posto per i miei limiti e per i miei bisogni”.
Come si può fare? Per migliorare la comunicazione può essere utile elencare ciò che serve fare: prenotare, ricordare, organizzare, decidere; questo esercizio rende visibile anche ciò che a volte è solo nella nostra testa. È altrettanto importante confrontarsi al momento giusto, però! Cercando un momento tranquillo da soli (magari quando i figli dormono) senza accusarsi. Per migliorare tutto il resto.è utile prendersi carico di un compito dall’inizio alla fine e non giudicare lo stile di chi fa. Ciascuno ha il proprio modo e le differenze non sono errori da correggere. Criticare continuamente l’operato dell’altro è il modo più rapido di farlo smettere e questo vale sia per gli adulti che per i bambini. Infine anche rivedere gli accordi nel tempo a seconda dell’età dei figli aiuta a funzionare meglio, non solo come coppia, ma anche come genitori. C’è poi un aspetto che riguarda direttamente i bambini. Osservando come i genitori si organizzano, imparano come si costruisce una relazione: se i compiti si negoziano con rispetto, se si chiede aiuto, se si riconosce la fatica dell’altro. La cooperazione tra i genitori è un modello educativo potente, spesso più delle parole. Dividere i compiti genitoriali non è una questione di contabilità, ma di alleanza. Significa guardarsi e dire: “Siamo una squadra, e voglio che nessuno di noi si perda per strada”. Quando una coppia riesce a parlarne con curiosità invece che con rancore, il carico non sparisce, ma diventa più leggero, perché è finalmente condiviso


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